sabato 21 marzo 2020

PADRE ALESSANDRO DI MEO ( 1726-1786 ) , PATRAMMEO


                       Alessandro Di Meo                                                                                     

                             3.11.1726 – 20.3.1786  

                             Sacerdote Redentorista .

                                      Servo di Dio.

                    Prodigio di Scienza e Miracolo di Santità.

                       Portento della Natura e della Grazia.



Alessandro Giuseppe Di Meo di Marco e Giovanna Pennetti , sua seconda moglie .  Discepolo di Sant’Alfonso de’ Liguori . Ha scritto “Gli Annali della Storia del Reame di Napoli nella mezzana Età”, opera monumentale in XII tomi , pubblicati postumi dai nipoti sacerdoti Giuseppe e Pasquale Di Meo.

Morì il 20 Marzo 1786 in Nola mentre predicava della vita e della morte, colpito da apoplessia, divenendo il simbolo dell’accettazione della volontà divina di fronte all’exitus e preveggendo la sua dipartita nelle ultime parole che stava proferendo.



Dalla prefazione del libro  Un Eroe dimenticato .

L’opuscolo di P. Santonicola scritto nel 1936 rende omaggio al più grande personaggio che Volturara ha generato nella sua storia millenaria e merita di essere pubblicato come prima pagina della collana “Autori volturaresi” organizzata dalla biblioteca comunale “Mariano Lepore” per la completezza delle notizie che fanno riscoprire la figura e la statura di un uomo che nella ricerca storica e nel divenire della vita rappresenta un esempio ineguagliabile di rigore e capacità , ma soprattutto dà la dimensione di un Santo rimpianto da tutti i suoi contemporanei, capace di esprimere la volontà di Dio con miracoli , testimoniati ad uno ad uno, che dopo la sua morte crearono intorno al suo Nome un alone mistico e delicato portandolo nei due secoli successivi di bocca in bocca ed aumentandone la fama facendone un colosso , punto di riferimento di tutti. Scientificità nella ricerca storica e fede assoluta in Dio nella vita , una contrapposizione che rende ancora più grande la sua figura e  Sant’Alfonso dei Liguori ,suo maestro, amava chiamarlo  “Prodigio di Scienza e Miracolo di Santità”.                                                                                                      Di Padre Alessandro Di Meo , fonte degli storici più famosi d’Europa come Mac Smith ed altri, hanno scritto Padre Antonio M. Tannoia nel 1813 , ristampato dal sac. Antonio Candela  nel 1898 , Vincenzo Pennetti nel 1894, Padre Alfonso M. Santonicola nel 1936,Roberto Rezieri Di Meo nel 1966, Giuseppe Chiusano nel 1976 e, Goffredo Raimo nel  1986  e noi vogliamo ripubblicare uno degli scritti riguardanti la sua vita e le sue opere per impedire che la sua Figura si perda nelle nebbie del tempo , in una Società che privilegiando egoismi ed arrivismi annulla i valori della Cultura e della Fede e per spiegare che la grande statua bronzea in Piazza eretta nel 1926 , bicentenario della sua nascita, fu il frutto dell’amore di tanti volturaresi emigrati nel mondo in onore di chi era stato forse il primo emigrante due secoli prima. E bene fece il Comitato organizzatore a riportare da Nola dove riposavano , le spoglie mortali del Servo di Dio, alla fine degli anni 80 nel suo paese nativo , depositandole in una nicchia posta tuttora  nella Chiesa Madre.

Quello che nessuno ha mai detto è che Padre Alessandro Di Meo era l’ultimo di otto figli , cinque maschi ( Pietro, Domenico, Sebastiano, Luca )  e tre femmine ( Domenica, Catarina, Gioiella), che diedero origine a quattro rami di famiglie diverse che sono presenti ancora oggi a Volturara, al Freddano, al Carmine , al Campanaro e alla Pozzella.

 Volturara Irpina Luglio 2003                                       Il Sindaco

                                                                                  Edmondo Marra






venerdì 24 gennaio 2020

MIO PADRE , PRIGIONIERO IN UN LAGER TEDESCO


la guerra alla radio si sentiva forte . L’Italia , dicevano , che avanzava , mentre Orlando , che si trovava in Armenia diceva che le truppe americane avanzavano sul fronte orientale.

Nel mese di maggio del 43 fu tutto annullato , tutti dovevano partire , e così ancora una volta , assieme all’amico Petretta , che si trovava nella stessa condizione , fummo chiamati per raggiungere Firenze .

A Firenze fu formata una Compagnia di soldati per raggiungere la Corsica francese . Arrivati a Bastia ci portarono a Vervione , per controllare qualche sbarco nemico . Come combattere senza armi pesanti e poche munizioni per i fucili ?

I tedeschi sbarcavano con carri armati pesanti con cannoni di grosso calibro , diretti alla Sardegna , perché si parlava di uno sbarco proprio lì. Ma quando l’8 settembre , le truppe italiane si arresero, tutti i carri armati dovevano rientrare in Italia . In quei giorni ordini e contro ordini, finché venne l’ordine di attaccare i tedeschi.

Su Bastia c’erano parecchie truppe italiane e la Marina con pezzi pesanti sparava contro i tedeschi . Ma un generale tedesco si presentò al comando della Marina e chiese di lasciarli liberi per tornare in Italia, ma dopo due o tre giorni che i carri armati vennero dalla Sardegna , incrociarono un violento fuoco di cannoni sul comando della Marina italiana . Distrussero tutto e presero il comando del porto di Bastia . A noi della Compagnia ci fecero attaccare una sussistenza all’interno della Corsica. Avevamo due mitragliatrici francesi che sparavano e 5-6 caricatori di fucile per ciascuno .Io con altri 8 uomini avevo un camioncino anticarro belga e ci misero lungo una strada per attaccare i carri armati . Povera Italia voleva fare la guerra con le baionette .

I tedeschi dopo aver saputo che noi eravamo schierati sulla strada , aprirono un bombardamento di mortai che incendiò la montagna e dovettero tutti scappare , mentre io che mi trovavo con la squadra sulla strada con altri soldati rimanemmo sul posto . Nessuno si era accorto che il colonnello era stato ferito e che la truppa visto il fuoco se n’era scappata dietro . Ad un certo punto la situazione si era calmata e spari non se ne sentivano più . Ad un tratto il comandante della Compagnia che conosceva il tedesco si arrese e venne verso di noi dicendo :<< non sparate , i tedeschi se ne vanno e ci lasciano in pace >>. Ma quando giunsero su di noi , ci presero le armi e ci portarono alla sussistenza . Là trovammo il colonnello ferito con circa 700 uomini, tutti prigionieri . Veramente fummo fortunati che ci dettero tanta roba da mangiare e bere

e in pochi giorni caricammo la roba e ci portarono via verso Casamozza, in attesa di andare via .La zona era malarica e mi venne una forte febbre. Mi aggregarono ad una compagnia di camicie nere che collaboravano con i tedeschi e là rimasi per qualche settimana , mentre navi ed aviazione trasportavano il materiale e i soldati tedeschi verso l’Italia . Un migliaio di soldati , tra i quali c’ero anche io , furono portati a Bastia per caricare i mezzi sulle navi .

Un giorno eravamo appena tornati per mangiare , quando suona l’allarme. Erano gli americani , che informati che su Bastia c’erano parecchie navi piene di carri armati e materiale bellico , attaccarono di sorpresa il porto e affondarono molte navi ed un sacco di carri armati finirono bruciati .

Il giorno dopo che ci portarono al  porto trovammo un macello . Sulle navi le bombe scoppiavano ancora e i poveri soldati bruciati sui carri armati e sui camion .Non si poteva resistere dalla puzza , ma bisognava raccogliere i morti , che caricati sui camion , venivano portati al cimitero della città , dove scavate delle fossa , venivano buttati uno sopra l’altro .

Finito di trasportare le loro truppe , ci presero anche noi italiani e ci portarono sull’isola d’Elba , e dopo qualche settimana a Piombino .

Piombino era la nostra speranza , invece cominciò la prigionia .



A Piombino ci misero su di un treno bestiario ( o merci ) per Firenze, Udine , Tarvisio , Villache , Graz , campo 18 A , nell’interno dell’Austria . C’erano centinaia di baracche , piene di soldati russi, francesi , inglesi , mancavano noi italiani . Purtroppo non c’era da fare. Man mano che giungevano i soldati nel campo ci mandavano a lavorare nei campi e nella fabbriche .

Nel campo rimasi un paio di mesi con un pò di febbre , e mentre i compagni che uscivano per lavorare presso i contadini , mangiavano e bevevano , nelle baracche non c’era da fare . Un giorno decisi anche io di uscire , così venne un contadino e prese 5-6 di noi . Appena giunti in una casa di campagna ci offrì latte e caffè. Dopo ci portò nella campagna e mentre un trattore con l’aratro scavava le patate , noi le raccoglievamo e le caricavamo su di un camion che le portava alla masseria . Veramente questi buoni contadini ci davano da mangiare 4 volte in una giornata , ma per il troppo lavoro sulle ginocchia , la notte non potetti dormire e non potei più andare a lavorare .

Il tempo passava e quasi tutti i soldati erano spariti per il lavoro, venne anche il mio turno e mi mandarono in un paese chiamato Mitterdorf  , ma non potevo lavorare , la debolezza aumentava , il cibo era poco , fui costretto a pregare l’interprete di chiedere al Comando dei tedeschi se mi mandavano dal dottore. Infatti appena giunto dal dottore , mi fece la base e mi mandò al campo di nuovo . Con un poco di vitto speciale mi ripresi e dopo un mese dovetti rientrare al lavoro , ma non passarono 15 giorni quando un filo spinato mi graffiò il dito . Mi si gonfiò subito e immediatamente ripartii per il campo . Lì un dottore italiano mi incise il dito e ne uscì una bacinella di sangue e pus . Restarono meravigliati anche loro . Passò un altro mese , era la fine di Gennaio 1943 , nel campo erano rimasti una decina di sottoufficiali che non valevano collaborare e c’ero anche io . Un giorno mentre si discuteva, venne un uomo che parlava italiano . Chiamò i sottufficiali e disse << Vedete che io sono di Bolzano e conosco una fabbrica di mattoni . Io vi porto sul posto , voi lavorate come lavorano i civili e mangiate come mangiano i civili a tavola >> . Veramente accettammo. Ci prese e ci portò in mezzo a delle montagne ove una grande fabbrica di mattoni lavorava a tutta forza . Ci domandarono cosa sapevamo fare. C’era un brigadiere di Finanza che sapeva fare il muratore ed io accettai da manovale ; e così si lavorava e si mangiava benino . La febbre non la sentivo più . Al riguardo del lavoro si stava caldo , ma ogni tanto che i forni si rompevano , bisognava rifarli, ed allora era il brutto . Otto di noi solo in mutandine e scarpe di legno , dovevamo scoprire questi forni che bruciavano a 200 gradi , la polvere delle sabbie e il calore dei forni , sembrava l’inferno . Si soffocava . Ogni dieci minuti quattro salivano e quattro scendevano . E così i mesi passavano senza notizie , amore, finché un giorno venne ordine che gli italiani prigionieri dovevano lavorare , ma essere lasciati liberi . Così la guardia che ci accompagnava fu levata e in baracca eravamo liberi , anzi ci fu dato un vestito per poter uscire e le carte annonarie per la spesa. Ma il pensiero della famiglia dopo un anno di prigionia era forte . Non si poteva avere nessuna notizia , finché per mezzo della Croce Rossa ci portarono qualche lettera a noi che eravamo del Sud d’Italia , mentre quelli del Nord ricevevano anche dei pacchi . Era un casino , si combatteva il Nord contro Sud , fratelli con Badoglio , fratelli con Graziani , non si capiva nulla . Nella nostra zona furono tutti richiamati i tedeschi , piccoli e grandi , ma i forti bombardamenti americani e inglesi sulle grandi città non dava loro pace .

Le migliori fabbriche vennero distrutte , i ponti sulle ferrovie che congiungevano l’Italia a Vienna furono bombardati , la benzina mancava, l’unica speranza che avevano era costruire la V2 , ma le troppe spie e i forti bombardamenti distrussero la fabbrica , e così dopo pochi mesi incominciarono gli sbarchi delle truppe alleate sul fronte della Manica e Olanda . Per noi prigionieri che ci trovavamo sulla ferrovia Vienna – Tarvisio organizzarono un treno merci , ci dettero un pacchetto di viveri, ci fecero la morale dicendo di perdonare il male fatto e ci mandarono verso l’Italia . Giunto verso Graz incontrai un mio paesano , Michele Cristofano , ed insieme arrivammo a Tarvisio . Ci dettero un po’ di pane e qualche cosa da mangiare . La ferrovia era rotta , gli americani ed i marocchini sulla strada rotta avanzavano , la polvere era troppa , noi due, assieme a tanti altri , camminammo per centinaia di chilometri , finché raggiungemmo Udine . Non ce la facevamo più .Stanchi , dovetti buttare via un po’ di biancheria che avevo . A Udine gli americani con gli italiani avevano preparato un campo ove davano da mangiare , bere e dormire per poi con il treno raggiungere le nostre case . A Udine rimanemmo parecchi giorni , la popolazione , sentito che rientravano i prigionieri dalla Germania accorreva per domandare dei loro figli , ed in un convento avevano raccolto vino , pane e scatolette e ad ogni soldato che ci andava, davano un panino , metà scatoletta di carne e un gavettino di vino . Michele , che era più giovane di me mi disse che poco lontano c’era questo convento che dava qualcosa da mangiare . Lasciato Michele mi avvicinai al luogo , mi dettero un panino ed un po’ di carne con un tazzino di vino . Quando dopo aver mangiato , ho bevuto quel poco di vino , sentivo il sangue che dai piedi saliva alla fronte , erano 20 mesi che non avevo visto un po’ di vino . Dopo pochi giorni giunsero molti altri soldati, ci misero su di un treno e ci portarono a Mestre . Qui ci fu lo smistamento, quelli del Nord e quelli del Sud . Le ferrovie erano ancora rotte , ci portarono verso l’Adriatico e uscimmo a Terni , poi a Roma .

A Roma c’era un controllo medico in ospedale , ma noi , pur ammalati, per raggiungere le famiglie , non volemmo fermarci , così raggiungemmo Napoli e poi Baiano . Da Baiano ad Avellino c’era l’autobus , ma quello svergognato di fattorino non volle farci salire . Voleva il biglietto . Noi due soldi non ne avevamo , io avevo marchi tedeschi , ma non volle accettarli . Gli dicemmo che gli avremmo mandato un vaglia con i soldi, ma la sua risposta fu un secco no . Ci piazzammo davanti all’autobus e gli dissi:<< tu non parti , e chiami i Carabinieri >> . Mentre discutevamo una buona signora cacciò i soldi per noi e facemmo il biglietto.Raggiungemmo Avellino e senza mezzi , a piedi , arrivammo ad Atripalda e mentre piano piano salivamo giunse un camion di Salza che portava sopra l’avvocato Pedicino che mi conosceva , e c’era anche il defunto mio suocero con altri giovani di Salza . Questo bravo uomo ci accompagnò fino alla masseria di mio padre ed incontrai mia moglie con la bambina piccola Pasqualina che allora aveva tre anni . Appena seppero che ero tornato , molti genitori corsero per domandarmi dei loro figli , ma io non avevo visto nessuno . Però man man rientravano da molti fronti . Rientrato stanco , il Dopolavoro era stato bombardato . Il Presidente approfittando delle bombe e della mi assenza si era ritirato tutti gli attrezzi che c’erano .

Il fascismo non c’era più . Non si poteva aprire più come dopolavoro, ma solo come Cral , ma a me non piaceva stare in mezzo ad uomini ubriachi e cercai allora di aprire un negozio di generi alimentari . 





giovedì 16 gennaio 2020

PSI , CHE BELLA STORIA E' IL FUTURO

IL SOCIALISMO E' UNA IDEA IMMORTALE CONTRO LE DITTATURE E GLI OPPRESSORI , IN DIFESA DELLA LIBERTA' , DELLA GIUSTIZIA E DELL'EGUAGLIANZA SOCIALE .
HA AVUTO MARTIRI , EROI , UOMINI E DONNE COMUNI ED ANCHE QUALCUNO NON DEGNO DI AVERE AGITO IN SUO NOME .
E' NATO UFFICIALMENTE 120 FA COME PARTITO , MA ESISTE NELL'ANIMO UMANO DA 2000 ANNI , CON IL SUO PROFETA IMMORTALE. ANCHE SE 400 ANNI PRIMA ERA STATO GIA' ESALTATO DA UNO DEI PIU' GRANDI FILOSOFI DELL'UMANITA' . SUPERA GLI UOMINI CON LE LORO DEBOLEZZE E/O SBAGLI E CAVALCA IL TRASCORRERE DEL TEMPO COME LINFA DEI POPOLI .
ECCO PERCHE' IL SOCIALISMO NON APPARTIENE AL PASSATO O PUO' ESSERE RIDOTTO AI VOLERI DI UNO O PIU' UOMINI .
E' UNA FILOSOFIA DI VITA CHE VIVRA' FINO A QUANDO CI SARA' L'UOMO SULLA TERRA , ED E' E RESTERA' L'UNICO ARGINE A DIFESA DEL PROGRESSO E DELLA LIBERTA' .
IN EUROPA , CIVILE E MODERNA , E' PRESENTE DAPPERTUTTO E IN QUALCHE NAZIONE E' AL GOVERNO ( VEDI SPAGNA ECC...) , IN ITALIA , NEL NOSTRO AUTOLESIONISMO , VOGLIONO ABOLIRE QUESTA IDEA E QUESTA PAROLA CONDEGNANDOSI AL QUALUNQUISMO E/O ALLA PERSONALIZZAZIONE DELLA POLITICA , DIMENTICANDO LE GRANDI CONQUISTE SOCIALI OTTENUTE GRAZIE ALL'IMPEGNO DI UOMINI COME PERTINI , NENNI , LOMBARDI ECC...
PER UN FUTURO DI LIBERTA' E DI PROGRESSO A 70 ANNI CI CREDO FERMAMENTE ANCORA E NON CREDO DI ESSERE FUORI DAL TEMPO . VIVO LA MIA REALTA' DI LAVORO , FAMIGLIA ED AMICI COME TANTI ALTRI CITTADINI ANCHE PIU' GIOVANI DI ME .RICORDO A ME STESSO CHE
IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO E' STATO IL PRIMO PARTITO DELLA STORIA D'ITALIA ED OGGI E' L'UNICO PARTITO RIMASTO SULLA SCENA POLITICA ITALIANA , LO VOGLIANO O NON LO VOGLIANO . SMETTIAMOLA DI PARLARE DI UOMINI E GUARDIAMO ALL'IDEA E AGLI IDEALI CHE NON MORIRANNO MAI NEL MONDO . CHI VOTA SOCIALISTA O SI IMPEGNA NEL PARTITO LAVORA PER I PROPRI FIGLI E PER UN LORO FUTURO MIGLIORE SENZA PADRONI O MILLANTATORI . E NON E' SOLO L'ITALIA AD AVERE BISOGNO DEL SOCIALISMO. https://www.youtube.com/watch?v=bFDcVxzKvIA&fbclid=IwAR1U-YFYft9NSupJ0t0TxaxGaNmGzFc8-S5HD86x2-h5wGoYdCl9neLC1a4

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO


martedì 8 ottobre 2019

IL BACIO


Molti , ma molti anni fa una ragazza rumena arrivò in Italia a lavorare in un paese sperduto tra le montagne dell’Irpinia . Era timida , scontrosa , ma bella assai . Un ragazzo del paese se ne innamorò perdutamente e le fece una corte incessante . Lei capiva che era onesto e sincero e rispose in modo positivo alle sue avances , ma in modo pudico fatto di guardi e sorrisi . Una domenica si incontrarono di nascosto in campagna e si scambiarono il primo bacio , giurandosi amore eterno . La loro storia però durò poco , perché lei all’improvviso scomparve senza lasciare tracce . Il padre era venuta a prendersela  perché promessa ad un suo compaesano per darle una vita agiata in patria . La ragazza non voleva sposarlo e cercava un modo come evitare quel matrimonio che non le piaceva proprio .  Consigliata da un’amica si recò da una vecchia del suo paese che godeva fama di essere un’indovina . Le raccontò la sua storia e la vecchia , attratta dalla vicenda semplice e romantica , si concentrò iniziando un rituale antico . Raccolse per terra due pietre , una bianca ed una nera e le mise sotto la veste . Quando le estrasse , erano due statuine . Le consegnò alla ragazza dicendole : “ queste icone devi farle arrivare nel luogo dove ti sei baciata con il tuo amore la prima volta . Se riuscirai a darti un altro bacio con lui davanti alla icona bianca , resterete per sempre insieme e sarete felice per tutta la vita . Ricordati però che la nera devi metterla fuori,  davanti alla porta . Serve a non fare entrare la cattiveria , la zizzania e gli spiriti del male. La bianca deve essere messa sopra l’altezza di un uomo normale . Quando vi darete il bacio si incollerà al posto dove viene messa e resterà a ricordo del vostro amore . Solo la mano del cuore di un’altra donna sarà capace di staccarla dal suo piedistallo e potrà lasciare il posto dove si trova per poter essere portata altrove ed essere nascosta per sempre per dare felicità a chi la possiede. Se il bacio dura dieci giri di un minuto avrete oltre la felicità anche la ricchezza“. La ragazza decise di mandarle in Italia al suo innamorato con una sua compaesana e ben presto il giovane , che non aveva mai smesso di amarla , ricevette il dono che divenne il simbolo del suo amore perduto . Poco tempo dopo il ragazzo me le consegnò dicendomi che doveva andare lontano per lavoro  , pregandomi di non farle vedere a nessuno e di conservagliele per un suo possibile ritorno . Le portai nel mio rifugio e misi , come mi era stato raccomandato , la nera fuori della stanza e la bianca sopra il forno posata su di un mattone . Mi dimenticai ben presto della storia fino a quando un giorno arrivarono i due ragazzi insieme e mi pregarono di far vedere loro le due icone . Mi raccontarono che lui era andato in Svizzera e lei con uno stratagemma lo aveva raggiunto . Vivevano felici e tranquilli , perché nessuno sapeva dove stavano . Erano tornati per assecondare le parole della vecchia rumena e volevano baciarsi davanti all’icona bianca . Li portai al rifugio e si unirono in un lungo e appassionato bacio al suono di una chitarra che la radio stava trasmettendo . Li vedevo felicissimi e dissi loro che potevano prendersi le statuine e portarsele . La ragazza si avvicinò alla statuina e con la mano sinistra cercò di sollevarla . Niente da fare . Restava incollata al mattone e non si muoveva . Ripeté il gesto varie volte ma sempre con lo tesso risultato . Si ricordò allora delle parole della vecchia e decise di rinunciare . Mi pregò di conservarla perché era destinata a dare felicità ad altre coppie .

Se ne andarono e dopo anni e anni con i social mi salutano ogni tanto e mi augurano sempre di stare bene come loro ed i loro figli  . Dal canto mio , da quel giorno ho guardato la statuina , che chiamo pietra dell’amore , con occhi diversi . Molte volte ho cercato di muoverla per spostarla , ma resta sempre là abbarbicata al suo posto a ricordo di una storia felice .

Mi rimbombano nella mente alcune volte le parole della ragazza “ la vecchia mi disse che tutte le coppie normali , in difficoltà o con amori contrastati che si baceranno davanti all’icona saranno felici per sempre e la “pietra” resterà al suo posto fino a quando una ragazza la prenderà  facilmente con la mano del cuore e se la porterà con se “.

Ho deciso di raccontare questa storia perché  in questo mondo confuso la felicità è un traguardo bellissimo da raggiungere .


mercoledì 4 settembre 2019

I LIBRI DI EDMONDO MARRA SUI COGNOMI E LE FAMIGLIE DI VOLTURARA IRPINA

Caro Edmondo,

" sono senza parole!. Questo libro e' veramente bellissimo e ci sono così molto informazioni. Devo studiarlo in dettaglia. Non riesco a credere quanto velocemente hai fatto questo libro con tutte le nuove ricerche. Incredibile. Sei proprio un esperto nel decifrare questi vecchi documenti. E' LA RISPOSTA AD UN MIO LIBRO SU UNA FAMIGLIA DI VOLTURARA EMIGRATA IN USA A FINE 800 . UN DISCENDENTE , ESPERTO DI GENEALOGIA HA CHIESTO LA STORIA DELLA SUA FAMIGLIA , E SE AVEVA PARENTI A VOLTURARA . IN 20 GIORNI GLI HO CREATO UN LIBRO MOLTO BELLO CON DECINE E DECINE DI DOCUMENTI FINO AL 1500 , MI HA REGALATO 200 EURO PER LE RICERCHE  , MA IL REGALO PIU' GRANDE SONO LE SUE PAROLE CHE TOCCANO IL MIO CUORE , MI FANNO COMMUOVERE E MI RIPAGANO DI TANTI SACRIFICI . RIBADISCO CHE VOLTURARA IRPINA E' L'UNICO PAESE AL MONDO CHE HA L'ALBERO GENEALOGICO DI TUTTI I SUOI CITTADINI FINO ALLA DECIMA GENEARAZIONE ED OLTRE . . OGNI COGNOME HA LA SUA STORIA ED I SUOI ALBERI GENEALOGICI CARTACEI ED EBOOK SCRITTI DA ME , IN LIBRI , PUBBLICATI SU AMAZON .. NEL SUO ITALIANO APPROSSIMATIVO AMMIRIAMO UN ALTRO CITTADINO VOLTURARESE CHE AMA IL LUOGO DI ORIGINE DELLA SUA FAMIGLIA . VORREBBE ACQUISTARE LA CASA DEGLI ANTENATI IN VICO SALERNO , MA NON SO L'ESATTA UBICAZIONE .